Immagine di una esposzione di vini in una enoteca

Cenai con un piccolo pezzo di focaccia,
ma bevvi avidamente un’anfora di vino;
ora l’amata cetra tocco con dolcezza
e canto amore alla mia tenera fanciulla.
Anacreonte

Ricordo di una serata tra amici in una vineria nella periferia industriale di Avellino, la professora e poeta Antonella Prudente a condurci in uno spericolato slalom tra vino e poesia, vino e historia, per fortuna non da sola. Con lei, Antonella Venezia e Anna Picariello, entrambe impegnate su fronti diversi nella ricerca di sapori e odori che siano promesse della nostra Irpinia e nella diffusione di stili di vita corretti e sani.

Una serata calda di accoglienza e condivisione, un simposio moderno, come lo definì la prof.ssa Prudente, un lasciarsi educare al bere vino, quel vino che ci accompagna come un amico o un padre, a sottolineare il legame profondo, intimo, che unisce uomo e vino.

Il vino è la poesia della terra (Mario Soldati)

Un calice di vino rosso mentre viene riempito
Riuscite a sentire il suono del vuoto che viene riempito?

Il rapporto tra Vino e Historia

Historia come ricerca del vero e della verità, ci fece notare la prof.ssa Prudente: un modo per non abusare del detto latino In vino veritas (non mi piacciono le frasi fatte e meno che meno quelle abusate) e per condurci a quello che poi divenne il vero senso della serata.

Il vino, quando è un buon vino, quando l’atmosfera è quella giusta, quando le persone, anche, sono quelle giuste, è ricerca o è prospettiva di ricerca: il vino aiuta a guardare gli altri e guardarsi dentro non tanto con il bisogno di arrivare alla verità, quanto con l’esigenza della ricerca stessa e la sua essenza, il movimento.

Eschilo diceva che il vino è il volto della mente e la mente cerca, cerca instancabile. E’ questo continuo ondeggiare, questo naufragare che sento proprio e mi appartiene come uomo.

Ma il vino è anche capace di dissolvere e ricomporre: con un ribaltamento completo di quello che è il comune sentire, Thomas De Quincey diceva che l’uomo non cambia ubriacandosi, è da sobrio che è diverso. Forse il verbo ubriacare non è da usare a cuor leggero tra le pagine del sito di una cantina vinicola, ma non posso farne a meno e non mi piace edulcorare (cancel culture, diremmo oggi). Mi piace invece pensare che bere non cambi la persona, ma la dissolva da quello che era e la ricomponga, appunto, in altri luoghi che non possono che essere quelli dell’arte, della poesia, dell’amicizia, della condivisione.

Questi pensieri nascono da una serata tra vino e amici. Senza di loro, hanno poco senso. Ah, perdonatemi, dimenticavo un pezzo del puzzle: l’amore di cui parla Anacreonte. Il pezzo più importante, sicuramente.

Luigi Pizzella

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