Descrizione
Storia
Il Fiano ha etimologia incerta, pare derivi dalla Vitis Apiana di cui parlavano Plinio il Vecchio (23-79 d.C.) e Lucio Giunio Moderato Columella (I secolo d.C.), sempre loro, seducente per l’apis (ape) per la dolcezza del suo polline.
Altri ne collegano il nome a Lapio, nella valle del fiume Calore, 480 m s.l.m., 1700 abitanti. E qui, in una circolarità che sembra davvero difficile interrompere, il Fiano si coltivava in una zona detta Apia, da cui Vitis Apiana.
Rimane indubbia la centralità di Lapio nella produzione di questo vitigno. La municipalità è citata in una nota del 1592 indirizzata al capitano di Montefusco, capitale del Principato d’Ultra, che ora è, in buona sostanza, la provincia di Avellino dopo l’Unità d’Italia. In quella nota, si dava il regio assenso all’imposizione di una gabella di 4 carlini, a cui i mercanti di Lapio si opponevano come potevano.
La presenza del Fiano nella zona di produzione attuale, però, è testimoniata da tempi più antichi. Di Federico II di Svevia (1194-1250), si ricorda il suo interesse sia per il vino (vino fiano saumas III), che per il vitigno (per le sue vigne, ne fece acquistare 16.000 piantine).
La fillossera degli inizi del ventesimo secolo ne limitò lo sviluppo fino al 1970, quando, sotto l’impulso di noti e importanti imprenditori locali del vino, la produzione venne gradatamente riattivata.
Geografia
Il Fiano di Avellino DOCG, come il Greco di Tufo DOCG, è uno dei più importanti vini bianchi della Campania.
Viene prodotto in comuni che si raccolgono intorno ai fiumi Sabato e Calore: alcuni di essi, non tutti, fanno parte del parco regionale del Partenio e attraversano il territorio della provincia di Avellino incidendolo profondamente da nord a sud.
L’argilla varicolori nei terreni favorisce il mantenimento della qualità delle uve, soprattutto durante le siccità, mentre potassio e magnesio ne intensificano i profumi ed equilibrano la struttura.
Sensi
Giallo paglierino, più o meno intenso, riflessi che virano sul verde. Fresco ed armonico, ricco di aromi.
Si accompagna a carni bianche, pesce al forno e risotti alla pescatora.
Notevole propensione all’invecchiamento.
Disciplinare
Il disciplinare del Fiano di Avellino permette di accompagnarlo con vini da uve da taglio per non più del 15% (Coda di Volpe bianca, Greco bianco o Trebbiano toscano bianco).
Il Fiano di Avellino DOCG di Le Otto Terre
Saucito è Fiano in purezza (100%). Scarica la brochure per saperne di più.







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